Palestina

Giovani Palestinesi d’Italia – Non c’è giustizia sotto apartheid e non ci può essere pace dove non c’è giustizia!

Di seguito il contributo che Giovani Palestinesi d’Italia, rete BDS Italia, progetto Palestina e collettivi in solidarietà alla Palestina hanno scritto in merito alla loro partecipazione alla giornata di mobilitazione del 21 Ottobre.

Il 21 Ottobre portiamo la nostra solidarietà alla Palestina alla manifestazione “Fermare l’escalation. 
Unitə contro guerra armi e fossile” a San Piero a Grado (Pisa). 

“Le guerre non scoppiano, si preparano” è uno degli slogan del movimento No Base e mai come in questi giorni condividiamo questa affermazione. 

Il 7 ottobre è stato abbattuto il vergognoso muro che da decenni imprigiona il popolo di Gaza in quella che è stata definita la più grande prigione a cielo aperto. È stato un momento drammatico, che ha mostrato al mondo che l’oppressione genera ribellione e che decenni di occupazione militare non hanno cancellato la resistenza palestinese. E’ stato chiaro come l’oppressione, la violenza militare e il sistema di controllo asfissiante instaurato da Israele non hanno fatto altro che alimentare una rivolta, radicare un processo reale di decolonizzazione e liberazione che metta finalmente fine ad anni di colonialismo, barbarie, repressione e pulizia etnica. 

Tutti i governi occidentali e i media mainstream, hanno appoggiato “senza se e senza ma” la narrazione del regime israeliano, ignorando  il regime di violenza strutturale  che genera la resistenza degli oppressi e disumanizza i palestinesi per rendere “accettabile” il genocidio a Gaza e i progetti di espulsione dei palestinesi dalla Striscia producendo una seconda Nakba. L’assedio di Gaza, interrompendo l’approvvigionamento di beni primari come elettricità,  gas, prodotti alimentari e sanitari, l’espulsione di un milione di persone dal nord della striscia, costrette ad abbandonare lo loro case e poi bombardate durante l’evacuazione attraverso i corridoi umanitari, l’utilizzo di bombe al fosforo bianco, il bombardamento dell’ospedale di Gaza di martedì 17 ottobre che ha provocato più di 500 morti, non sono altro che l’accelerazione di un progetto di sterminio che da 75 anni colpisce il popolo palestinese.

Molte sono state le condanne a questa guerra, senza ricordare che parlare di guerra significa assumere che prima ci fosse la pace, e questa pace non è mai esistita per la popolazione di Palestina e soprattutto a  Gaza, affamata, rinchiusa e ripetutamente bombardata nei 16 anni di assedio e di embargo totale a cui è sottoposta. 

Decine sono state le risoluzioni dell’ONU, tutte ignorate, che condannano Israele per le ripetute violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Diversi i rapporti che sono stati redatti in questi ultimi anni che documentano il regime di apartheid imposto alla popolazione palestinese (Amnesty International, Human Rights Watch, B’Tselem). Mai una sanzione è stata adottata contro Israele, garantendo l’impunità per i suoi crimini.

Migliaia di attivistə in tutto il mondo stanno provando a rompere il muro di silenzio costruito intenzionalmente attorno all’evoluzione del regime coloniale ed oppressivo che Israele mette in atto dal 1948, riportando all’attenzione sui 75 anni di occupazione e apartheid e la conseguente legittimità della lotta di liberazione del popolo palestinese al pari di qualsiasi altro nella storia abbia lottato o sia stato costretto a lottare contro un occupante o un colonizzatore. L’esplosione di ribellione cui assistiamo non è casuale, imprevedibile e imprevista,  ma il frutto avvelenato della politica coloniale sionista, tutelata e legittimata dalla complicità di tutti gli stati nazione occidentali.

“Le guerre si preparano” e mai affermazione è stata più vera che riferendosi ad Israele: uno stato che nasce e vive per la guerra, il cui 9% del PIL viene dalla produzione bellica, uno dei primi esportatori mondiali di armi e tecnologie securitarie, terzo verso l’Italia. Uno stato in cui la cultura del nemico è interiorizzata, l’educazione alla sicurezza e alla difesa permeano ogni aspetto della vita, uno stato che da anni esporta un modello securitario testato sulla popolazione palestinese e riversato nel mercato europeo. 
Da anni diamo supporto alla lotta di liberazione del popolo palestinese nelle nostre città, condividendo i racconti e le voci dirette delle esperienze della resistenza palestinese, provando a contrastare gli accordi tra le nostre istituzioni, le nostre università e le aziende italiane e il regime israeliano di colonialismo, occupazione e apartheid. Abbiamo imparato che la guerra non è mai lontana e non riguarda solo i territori su cui esplodono le bombe, ma le complicità partono da qui. In questi giorni in cui Israele si sta macchiando di crimini di guerra, bombardando indiscriminatamente ospedali, scuole e case civili, le armi statunitensi inviate ad Israele partono proprio dall’Italia, dall’aeroporto di Sigonella in Sicilia. 

Per questo riteniamo giusto aderire e partecipare in prima persona alla manifestazione del Movimento No Base. 
Non possiamo più girare la testa dall’altra parte, dobbiamo mobilitarci affinché si imponga il cessate il fuoco immediato, che si attui l’embargo militare internazionale nei confronti di Israele, come previsto dalle convenzioni internazionali, e che la popolazione civile sia protetta. Dobbiamo portare avanti la nostra lotta in supporto alla resistenza palestinese con la consapevolezza di lottare insieme per la liberazione della Palestina e di tutti i popoli ancora colonizzati e assediati da centinaia di anni.

Non c’è giustizia sotto apartheid e non ci può essere pace dove non c’è giustizia!

Giovani Palestinesi d’italia, rete bds italia, progetto palestina e collettivi in solidarietà alla Palestina

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